Monday, November 14, 2011

Newspaper article: IL SACCO DI POMPEI

An interesting commentary in La Repubblica on the political interests lining up to help spend the promised EU funds:
IL SACCO DI POMPEI
Entro marzo dovrebbero cominciare i lavori di messa in sicurezza dell'area archeologica, finanziati dalla Ue con 105 milioni di euro. E la domanda che tutti si fanno è chi e come li spenderà. All'interno di un complesso gioco tra una Soprintendenza indebolita e politici locali e nazionali.
Ecco i soldi europei e tutti corrono al capezzale della città fantasma
Il commissario Hahn ha visitato Pompei la scorsa settimana e ha promesso di vigilare su come verranno spesi i fondi Ue. Ma nella partita, complicata dalle polemiche tra soprintendenza e esponenti del ministero, si agitano interessi politici e affaristici. Perché l'area archeologica è una delle "industrie" più appetite dell'intera provincia napoletana. A Pompei attendono i soldi europei: 105 milioni. Sono tanti, ma non bastano a fugare le ansie che gravano sul sito archeologico più bello, più celebre e più complicato che ci sia al mondo. I lavori di messa in sicurezza - ha garantito il commissario di Bruxelles Johannes Hahn - cominceranno nel primo trimestre del 2012. Il che può voler dire anche a marzo, se tutto va bene. E questo è il primo motivo d'ansia. Si guardano in cielo le nuvole. Potrebbero addensarsi e diventare nere. E le piogge a Pompei recano l'incubo dei crolli. L'acqua stagna fra le bàsole della pavimentazione e imbeve pericolosamente i terrapieni che premono dietro i muri delle domus.

E poi i soldi non sono tutto. Chi e come li spenderà? La Soprintendenza, senza rimpolpare i suoi ranghi, difficilmente può farcela. Ma di nuove assunzioni non c'è traccia. Tante promesse a vuoto. Si affollano invece una quantità di soggetti interessati a mettere in qualche modo le mani su Pompei. Fino a creare una specie di ingorgo che, visto da qui, fa molta confusione e quasi più paura della pioggia. Non è la prima volta che accade, anzi è una costante, raccontano a Pompei, una delle industrie più appetite dell'intera provincia napoletana, al centro di un territorio dalle consolidate ramificazioni affaristiche e clientelari. E persino criminali. E poi c'è la crisi di governo, che potrebbe complicare o, al contrario, snellire tutto.
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